
Il
cameraman teramano che registrò
casualmente le frasi scambiate tra
il presidente della Camera Fini
e il procuratore Trifuoggi si è
rivolto ad un avvocato: «Non
ne ho mai autorizzato la diffusione»
(Articolo
di Federico Ioannoni per il Tempo
- 30-01-2010)
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«Il video con il "fuorionda
di Fini” l'ho realizzato
io ed è griffato Pactovideo:
il sito internet Repubblica.it
lo ha diffuso senza la mia autorizzazione».
È amareggiato Vincenzo
Cicconi, noto cameraman teramano
titolare dello Studio Pacotvideo:
la sua vita è cambiata
da quel 6 novembre scorso quando,
mentre stava riprendendo la giornata
conclusiva del Premio Borsellino
a Pescara, realizzò casualmente
il "fuorionda” della
discordia.
«Tutti i giornali hanno
discusso per settimane del contenuto
del video senza minimante citare
l'autore nonché legittimo
proprietario».
Proprio questo aspetto non è
andato giù a Vincenzo Cicconi
che, dopo averci riflettuto a
lungo, ha deciso, assistito dall'avvocato
Gianni Falconi di Teramo, di presentare
denuncia contro il gruppo editoriale
"Espresso-La Repubblica S.p.a.”
per la violazione della Legge
sul diritto d'autore.
Dopo essersi accorto della rilevanza
del filmato il cameraman ha acconsentito
a farlo visionare, senza autorizzare
la diffusione né la cessione
a nessun titolo, ad una giornalista
collaboratrice del Premio Borsellino:
il 1 dicembre 2009 il video veniva
invece diffuso come esclusiva
sul sito del giornale romano.
Solo a dicembre 2009, sommando
le due versioni pubblicate, il
"fuorionda di Fini”
è stato cliccato 608.629
volte piazzandosi al 2° e
7° posto tra i filmati più
visti del mese e al 1° e 5°
posto tra i più cliccati.
«Dopo aver cercato risposte
sono stato contattato il 9 dicembre
da un responsabile del sito internet
il quale mi ha confermato che
aveva ritenuto opportuno pubblicare
il mio video perché lo
aveva considerato "di interesse
nazionale”, pur in mancanza
della mia autorizzazione».
Nella stessa serata Cicconi riceve
una e-mail con una proposta economica
di 400 euro, proposta non richiesta
e non accettata.
Ora la parola passa alle carte
bollate, con la richiesta di risarcimento
danni che potrebbe essere superiore
ai 200.000 euro vista l'ampia
diffusione ed il volume d'affari
generato dal video.